Didattica N. 05

Progettare collegamenti interdisciplinari con un LLM

Come usare un LLM per esplorare le aree disciplinari di una classe e progettare alcuni percorsi interdisciplinari da inserire nella programmazione di inizio anno?

giodabg, Chat GPT

In tutte le scuole l’inizio dell’anno ai docenti viene richiesto di predisporre la programmazione di classe e all’interno di questa di indicare i collegamenti interdisciplinari.

E’ sia un’adempimento burocratico da svolgere nel più breve tempo possibile, sia un’occasione per ripensare la didattica.

Negli ultimi anni sempre più spesso si legge nei documenti ministeriali o sulle riviste specializzate come sia importante riportare al centro dell’insegnamento l’interdisciplinarietà. Si è provato ad introdurla nell’esame di stato ops esame di maturità, si è suggerito di adottare percorsi interdisciplinari nei curricula, ma si sa che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare.

Nella realtà i problemi che bisogna affrontare per progettare e lavorare in modo interdisciplinare hanno scoraggiato tanti professori che hanno preferito limitarsi ad adottare l’approccio tradizionale con interazioni verso le altre discipline sporadiche e prive di una vera e propria interdisciplinarietà.

La situazione è radicalmente cambiata con l’arrivo dei sistemi LLM che hanno ridotto al minimo la barriera di ingresso verso una vera didattica interdisciplinare fornendo uno strumento che semplifica e velocizza enormemente sia la fase di brainstorming, durante la quale identificare idee di progetti interdisciplinari, sia la fase di stesura della progettazione “burocratica”.

I sistemi LLM a differenza dei docenti sono intrinsecamente multidisciplinari. Sono stati addestrati per essere dei tuttologhi e quindi sono in grado di suggerire rapidamente collegamenti tra le discipline. La qualità dei collegamenti non è sempre eccelsa, ma una cosa è partire da zero e una cosa è avere dei suggerimenti su cui lavorare.

Ma come si fa ad usare concretamente un LLM per esplorare le aree disciplinari abbinate ad una classe e per progettare un percorso interdisciplinare?

Si descrive qui un metodo il cui obiettivo è individuare, selezionare e pre-progettare percorsi interdisciplinari per competenze.

Il Metodo in sintesi

1. Finalità

L’idea è di partire dai contenuti realmente svolti nel precedente anno scolastico, per individuare alcuni nuclei interdisciplinari, trasformarli in una rosa limitata di progetti per competenze, ottimizzarne la sostenibilità organizzativa e arrivare a schede di fattibilità pronte per la successiva progettazione delle UdA disciplinari.

Il metodo aiuta a individuare pochi progetti pluridisciplinari ad alto valore formativo, realmente compatibili con il lavoro ordinario di una classe, utilizzando un LLM come consulente.

Il problema di partenza non è:

Quali collegamenti possiamo costruire tra le materie?

ma:

Quali problemi significativi possono essere affrontati meglio, integrando conoscenze, metodi e strumenti che gli studenti hanno acquisito in discipline diverse?

A questo si aggiunge un vincolo essenziale di fattibilità: l’interdisciplinarità non deve aggravare significativamente il lavoro dei docenti né sottrarre tempo al raggiungimento degli obiettivi disciplinari.

Il metodo prevede di inserire all’inizio di una chat il file contenente il registro giornaliero di tutti gli argomenti svolti nelle singole materie oppure uno zip contenente tutti programmi svolti. A questo punto si inseriscono una serie di prompt preconfezionati scegliendo tra le proposte suggerite dal LLM quelle che si ritengono più adatte.

In fondo alla pagina si trova sia il documento con la descrizione delle basi teoriche su cui si basa la metodologia, che il documento contenente i prompt da copiare e incollare

Il risultato finale sarà una rosa ristretta di progetti, che avranno le seguenti caratteristiche:

  • fondati sul curricolo effettivamente svolto;
  • caratterizzati da interdisciplinarità necessaria, non decorativa;
  • capaci di sviluppare competenze differenti;
  • basati su prestazioni autentiche;
  • largamente sostitutivi di attività curricolari ordinarie;
  • sostenibili per numero di docenti, ore e coordinamento.

2. Passi

Le fasi del processo sono:

  1. Raccolta documenti reali
  2. Stesura mappa del curricolo effettivamente svolto
  3. Identificazione intersezioni forti tra discipline
  4. Stesura Progetti candidati
  5. Analisi delle competenze e delle evidenze
  6. Ottimizzazione del portafoglio di progetti
  7. Stesura schede di fattibilità

Il metodo procede quindi per selezione progressiva: si parte da tutto ciò che è stato effettivamente insegnato nel precedente anno scolastico e si arriva a pochi progetti nei quali l’integrazione disciplinare produce un vantaggio cognitivo evidente.


3. Fase 1 — Il curricolo reale

Il processo di progettazione vuole essere ancorato alla realtà e non alle programmazioni di inizio anno che a volte rimangono sulla carta.

Per questa ragione si consiglia di partire dal registro di classe che contiene ciò che effettivamente è stato svolto (nel registro elettronico di Axios vi è una funzione ad hoc che lo genera in automatico) o dai programmi consegnati alla fine dell’anno da tutte le discipline.

si chiede al LLM di analizzare i documenti estraendo i nuclei tematici principali di ogni disciplina.

Prodotto intermedio

Mappa sintetica del curricolo reale, organizzata per discipline.


4. Fase 2 — Individuare le intersezioni forti tra le discipline

La presenza dello stesso tema in due discipline non è detto sia necessariamente un collegamento interdisciplinare.

Si cercano situazioni nelle quali una disciplina metta a disposizione dell’altra qualcosa di necessario: un modello, un metodo dei dati, un linguaggio, dei criteri, delle categorie interpretative o delle rappresentazioni.

Per esempio: Matematica che fornisce un modello sinusoidale e Fisica che ne fa uso per l’ interpretazione delle onde.

è più forte di: Matematica studia la trigonometria e Fisica studia le onde.

Prodotto intermedio

Una mappa delle intersezioni disciplinari potenzialmente produttive.


5. Fase 3 — Verificare la necessità dell’interdisciplinarità

Ogni intersezione deve superare tre domande.

Test di necessità

Se elimino una disciplina, posso ancora affrontare adeguatamente il problema?

Se la risposta è sì, quella disciplina è probabilmente decorativa.

Dispositivo di integrazione

Che cosa passa concretamente da una disciplina all’altra?

Può essere un modello matematico, un insieme di dati sperimentali, un metodo, una categoria filosofica, una fonte storica, un algoritmo ecc.

Vantaggio cognitivo

Che cosa gli studenti riescono a comprendere, spiegare, valutare o risolvere grazie all’integrazione che una sola disciplina non consentirebbe adeguatamente?

Prodotto intermedio

Una rosa di nuclei autenticamente interdisciplinari, già depurata dai collegamenti deboli.


6. Fase 4 — Trasformare i nuclei in progetti candidati

Solo a questo punto si costruiscono i possibili progetti.

Il compito dovrebbe richiedere possibilmente: destinatario + scopo + vincolo.

Non necessariamente una “presentazione”, ma una prestazione: decidere, progettare, diagnosticare, validare, modellizzare, formulare una raccomandazione.

Prodotto intermedio

Una rosa relativamente ampia, ad esempio 6–10 progetti candidati.


7. Fase 5 — Costruire le matrici progetti × competenze

Titoli e progetti molto differenti possono nascondere attività cognitivamente identiche. Per esempio due progetti differenti condividono però un percorso in cui un’attività di ricerca è seguita da una relazione che a sua volta è seguita da una presentazione.

Le matrici servono quindi a verificare non solo quali argomenti vengono coperti, ma soprattutto che cosa viene richiesto agli studenti di saper fare.

Prodotti intermedi

Matrici:

  • competenze × progetti
  • discipline × progetti
  • operazioni cognitive × progetti
  • evidenze × progetti

Da esse deve emergere se il portafoglio contiene realmente prestazioni differenti. Per esempio si potrebbe chiedere di modellizzare, validare, decidere, progettare, interpretare, argomentare o risolvere.


8. Fase 6 — Ottimizzare il portafoglio

Questa fase trasforma una raccolta di buone idee in una proposta realmente praticabile.

Non si cercano più i migliori progetti isolatamente, ma la combinazione di pochi progetti che produce il massimo valore formativo con il minimo costo curricolare e organizzativo.

Vincoli principali

Idealmente:

  • 4–5 progetti complessivi;
  • 2–3 discipline per progetto;
  • una disciplina coinvolta in un progetto, eccezionalmente due;
  • elevata copertura delle competenze;
  • varietà delle operazioni cognitive;
  • minimo ricorso ad attività aggiuntive;
  • coordinamento docente limitato.

Prodotto intermedio

Un portafoglio ristretto e motivato di progetti prioritari.


9. Fase 7 — Verificare la fattibilità

Prima di costruire le UdA complete si verifica se i progetti selezionati possono realmente entrare nel curricolo.

Il principio fondamentale è: il progetto deve sostituire, per quanto possibile, attività che il docente avrebbe comunque svolto.

Per ogni proposta si verifica quindi:

  • contenuti curricolari assorbiti
  • ore ordinarie utilizzabili
  • eventuali ore aggiuntive
  • necessità di coordinamento fra i docenti

Prodotto intermedio

Una scheda di fattibilità per ciascun progetto selezionato.


10. Fase 8 — Passare dalla scheda all’UdA

La progettazione dettagliata avviene soltanto dopo avere superato tutti i filtri precedenti.

La struttura comune è volutamente semplice:

  • Attività disciplinari ordinarie
  • Momento di raccordo interdisciplinare
  • Compito autentico
  • Evidenze condivise
  • Valutazione disciplinare

Il raccordo può essere anche sequenziale. Non è necessario che i docenti svolgano contemporaneamente il progetto.

Per esempio:

Fisica produce dati → Informatica li struttura e analizza → Filosofia problematizza il passaggio da evidenza a conclusione → gli studenti formulano un giudizio di validità.

In questo modo si ottiene forte integrazione cognitiva senza forte integrazione organizzativa.


11. La valutazione del lavoro fatto nel progetto

Un unico prodotto può generare evidenze differenti per discipline differenti.

Conviene quindi evitare, quando non necessario, una complessa valutazione interdisciplinare unica.

Una struttura semplice è:

  • 2 indicatori comuni, relativi alla prestazione interdisciplinare;
  • 2 indicatori disciplinari, scelti autonomamente da ciascun docente.

Va inoltre osservata direttamente la capacità dello studente di integrare i contributi disciplinari, non soltanto di utilizzarli separatamente.


12. Transfer e limiti

L’ultima operazione serve a evitare che il progetto rimanga un’esperienza isolata.

Lo studente dovrebbe essere portato a riconoscere:

  • Quali strumenti disciplinari ho utilizzato?
  • Perché è stato necessario integrarli?
  • Dove potrei riutilizzare questo modo di ragionare?
  • Che cosa il modello o la soluzione costruita non riescono a spiegare?

Il progetto diventa così anche occasione di transfer e consapevolezza metacognitiva.


Risultato finale

Il risultato non è un catalogo di “collegamenti interdisciplinari”, ma un portafoglio intenzionalmente limitato di UdA ad alta densità curricolare.

Per ciascuna UdA deve essere possibile ricostruire chiaramente:

  • CONTENUTI REALMENTE SVOLTI
  • COMPETENZE DISCIPLINARI DISPONIBILI
  • PROBLEMA CHE RICHIEDE PIÙ DISCIPLINE
  • DISPOSITIVO DI INTEGRAZIONE
  • VANTAGGIO COGNITIVO
  • EVIDENZE OSSERVABILI
  • PRESTAZIONE AUTENTICA
  • VALUTAZIONE DISCIPLINARE
  • TRANSFER

La logica fondamentale può quindi essere condensata in una frase:

non aggiungere progetti al curricolo, ma individuare pochi punti nei quali il curricolo ordinario può essere fatto convergere in problemi che richiedano agli studenti di integrare realmente ciò che hanno imparato in discipline differenti.

Documentazione

Documento con i prompt (clicca qui)

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