Intelligenza Artificiale N. 04

IA: una sfida all’intelligenza umana

Appunti presi assistendo ad una talk del novembre 2024 a Cesano Maderno. L’IA può potenziare le capacità di chi possiede competenze e pensiero critico, ma anche favorire pigrizia e delega. Il rischio è passare dal decidere autonomamente allo scegliere tra opzioni proposte da altri.

giodabg, Chat GPT

Questo non è un articolo né un saggio, ma semplici appunti presi assistendo ad una talk nel novembre 2024 presso Cesano Maderno

Oltre agli appunti sono presenti riflessioni e divagazioni del giorno dopo.

Smartphone, cellulari, tablet, whatsapp, Tik tok sono sicuramente oggetti che hanno trasformato il nostro ambiente.

All’inizio chi era capace di fare cose e in possesso di certe abilità ha saputo apprezzare il lato positivo del web, delle chat, dei social …

Il problema è per chi invece non aveva e non ha sviluppato, abilità / capacità.
Dopo l’entusiasmo dei primi anni, oggi constatiamo che smartphone, web e social creano anche dipendenza e non permettono di sviluppare certe capacità.
Come conseguenza di questa consapevolezza ci si chiede come limitare / vietare l’uso dello smarphone o dei social perché la situazione sta o è degenerata.

Allo stesso modo, chi vede positivamente l’introduzione della IA, ragiona come se tutti fossero dotati di abilità e competenze pregresse, desiderosi di sviluppare sempre più il pensiero critico.
Come se tutti gli utilizzatorI delle IA fossero curiosi, sapienti, giusti, responsabili, letterati, scienziati, … quindi in grado di usarle positivamente.
Nella realtà invece la maggioranza degli utilzzatori non è curioso, non è sapiente, né saggio, né responsabile, né tutti sono letterati, scienziati, …

Un po’ come chi nella scuola, vuol eliminare i voti perché chi è motivato non ne ha bisogno, anzi hanno un effetto negativo, dimenticandosi che la maggioranza dei ragazzi privati di verifiche e voti metterebbe in pratica la legge del minimo sforzo.
Non a tutti piace tutto, anzi a pochissimi, per cui tolti i voti nelle materie in cui non si è portati, verrebbe meno lo stimolo che controbilancia la poca voglia di applicarsi alle materie ostiche, alle conoscenze ritenuti “inutili”, a tutto ciò che richiede fatica e tempo per argomenti o conoscenze a cui non si è per nulla interessati.

Come possiamo evitare di ripetere gli errori gestire positivamente l’inevitabile introduzione della IA nella nostra società?

Una capacità richiesta per usare bene le IA è imparare a fare domande.
All’inizio o si facevano buone domande o non si ottenevano buone risposte.
Adesso invece le domande vengono suggerite direttamente dalla IA e quindi la capacita di porsi delle domande si sta trasformando nella capacità di scegliere la domanda “giusta” .

C’è chi sintetizza l’osservazione precedente con l’affermazione che l’uomo sta sostituendo la capacità di decidere con la capacità di scegliere.
Quindi stiamo inoltrandoci in un futuro in cui gli elementi tra cui scegliere sono decisi da altri?

Aggiungo alcune divagazioni e libere associazioni mentali in suggerite dall’ascolto del relatore linguista.

Una legge fondamentale dell’uomo è quela del minimo sforzo.
Abbinata a questa legge aggiungiamo il principio di delegare ad altri le scelte più o meno difficili per massimizzare la legge del minimo sforzo.

Ogni uomo è tendenzialmente pigro.

Per leggere e apprezzare una poesia o un testo poetico è indispensabile leggere parola per parola senza saltare nulla, soffermandoci su ogni singolo temine e segno, facendo una fatica immane per interpretare il testo.

A differenza della poesia nella prosa invece non è indispensabile leggere e soffermarsi su tutte le parole, su tutti i simboli.
Si capisce il testo anche leggendo solo alcune parole … quelle chiave ed è possibile saltare preposizioni, articoli … senza perdere il senso generale.
Chi è abituato a leggere, legge molto più facilmente e velocemente proprio perché salta lettere e parole, ma mantiene la capacità di capire quanto sta leggendo.
Chi non è abituato, legge parola per parola, lettera per lettera e se perde anche un solo elemento non capisce più che cosa c’è scritto.
Leggere per chi non ne ha l’abitudine è un circolo vizioso: leggo poco per cui faccio fatica, la fatica demotiva, se si è demotivati si cerca di non far fatica, quindi si legge meno. La volta successiva la fatica aumenta, ci si sente sempre più demotivati, . . .

Si potrebbe anche affermare che in realtà si legge ancora, ma l’abilità sempre più diffusa è quella di saper leggere a “spanne”. Facciamo invece sempre più fatica a leggere parola per parola … di nuovo si capisce perché la poesia è molto meno amata della prosa.

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